Monsignor Pietro Poggi

m-poggi-262x300Nato a Casola Valsenio, prese i voti sacerdotali nel 1892, cappellano militare durante il primo conflitto mondiale, prestò la sua opera in favore dei profughi e dei prigionieri di guerra.

Per le sue esperienze in campo ospedaliero e sociale, in quegli anni seguiva il Brefotrofio femminile, nel 1924 fu posto al vertice del Sottocomitato della CRI di Imola. Da subito si dedicò con determinazione al perseguimento di due obiettivi prioritari: incrementare il numero dei soci e creare le condizioni affinché i bambini bisognosi di cure climatiche potessero ottenerle.

Abile organizzatore, riuscì a coinvolgere nelle sue molteplici iniziative i referenti utili a concretizzare i suoi progetti, tra i quali, uno dei più significativi, fu la creazione del PRONTO SOCCORSO che, ben presto poté contare sulla disponibilità di due autolettighe e numerosi infermieri volontari.

Per rendere pubblica l’attività svolta Croce Rossa e diffondere informazioni di carattere sanitario, fondò due notiziari “Il Pronto soccorso” e “Briciole di salute”;  convinto del valore della prevenzione in campo sanitario, Monsignor Poggi si fece promotore di svariate iniziative in particolare per fare delle colonie marine uno strumento di lotta alla tubercolosi che in quegli anni mieteva numerose vittime, sopra tutto tra i non abbienti.

La sua idea di “assistenza” precorreva i tempi, assertore della centralità del malato, si preoccupava del suo benessere e della qualità dei servizi, anche in tal senso, all’inizio degli anni trenta promosse il primo corso biennale per infermiere volontarie. Antesignano della protezione civile, accanto al pronto soccorso, progettava la presenza di veicoli attrezzati per aiutare le popolazioni colpite da calamità naturali.

Monsignor Poggi nella sua casa di Renzuno

Tanto lavoro e tanto impegno non potevano non richiamare l’attenzione e l’apprezzamento generale  talchè, le maggiori industrie imolesi dell’ epoca incominciarono a versare un sussidio annuale in favore del Pronto Soccorso, anche i comuni cittadini partecipavano attivamente alle iniziative  per raccogliere fondi e chi non poteva dare danaro offriva oggetti e altro per il successo delle pesche-lotterie. I soci dagli iniziali 200 alla fine degli anni trenta erano diventati 5500 a dimostrazione del successo del lavoro di Monsignor Poggi e dei suoi collaboratori.

Durante il secondo conflitto mondiale, nonostante il significativo coinvolgimento della CRI nell’assistenza ai militari feriti, la passione civile di Monsignor Poggi riuscì a mantenere pressoché integra la struttura di soccorso alla popolazione, agli sfollati e ai profughi. purtroppo un suo tentativo di ottenere per la città di Imola lo status di “città aperta” rimase senza effetti.

Terminata la guerra, nonostante l’età avanzata, riprese a lavorare per la riorganizzazione dei servizi, ma il suo tempo era oramai passato. Difficoltà di natura finanziaria e non solo, lo convinsero a passare la mano. Nel 1958, quasi novantenne, dopo trentaquattro anni dedicati alla sua CRI, si dimise dalla carica di Presidente del Sottocomitato di Imola. Morì nel 1960.

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