Giovanni Sassatelli

Sassatelli

 

Capitano di ventura, nacque a Imola nel 1480 dalla più importante famiglia nobile della città.

Fu uomo d’ arme  di parte guelfa,  valoroso e temerario tanto da meritare il soprannome di “Cagnaccio” per il carattere bellicoso e violento.

Tra i contemporanei ebbe fama di “condottiero di fanti e di cavalli” mestiere che esercitò per il Papato e  per vari principi tra cui Francesco Sforza, Duca di Milano.

Nell’intento di consolidare la ricchezza e il prestigio della famiglia sposò in prime nozze Bianca Agnese dei Conti Belgioioso, rimasto vedovo, contrasse nuovo matrimonio con Laura D’Este.

La Santa Sede Romana lo fece Signore di Brisighella, Fusignano e Coriano.

Il suo nome rimane legato alla sanguinosa faida tra guelfi e ghibellini imolesi consumata nella tarda primavera del 1504.

Si tramanda che il massacro ebbe origine da una disputa banale legata alle pene d’amore di Gentile Sassatelli, fratello di Giovanni, invaghito della moglie di Francesco Calderini.

La bella dama aveva attirato anche le attenzioni di Guido Vaini,  ghibellino, che progettò insieme a un complice l’assassinio  di Gentile mentre usciva dalla Messa.

L’attentato non riuscì, ma ne seguirono violenti disordini, faziosi di entrambe le parti si scontrarono e i Vaini, sostenitori della Signoria Riario Sforza, furono esiliati.

Tornò la calma, ma per poco, nella notte tra il 21 e il 22 giugno, supportati dai ghibellini bolognesi, i Vaini, insieme a esponenti delle famiglie Tartagni, Broccardi, Codronchi, Paolucci e

altri, approfittando dell’assenza di Giovanni Sassatelli, entrarono in città  e ne attaccarono il palazzo I Sassatelli sarebbero stati sopraffatti se non fosse sopraggiunto da Forlì Cagnaccio alla testa di 150 cavalieri.

I ghibellini furono respinti e inseguiti, né  il tentativo di fuga per le vie della città valse a salvarli, la casa dei Vaini fu incendiata con tutti i suoi abitanti Un  bagno di sangue  si consumò durante la notte e il giorno seguente. Teatro principale dell’eccidio fu il vicolo Alidosi da allora ribattezzato vicolo Inferno.

I guelfi di Giovanni Sassatelli, ottennero la vittoria massacrando non solo i rivali, ma anche persone  per lo più innocenti e indifese, un vero macello che contò molte decine di vittime, intere famiglie, sospettate di simpatie per i Vaini, furono sterminate senza pietà.

In seguito a tali fatti gravissimi il governatore pontificio Stefano Negroni esiliò 841 imolesi e quasi 100 furono condannati a morte in contumacia.

Giovanni Sassatelli, divenuto di fatto signore di Imola, in autunno si recò a Roma per fare atto di sottomissione al Papa Giulio II della Rovere. Con la Bolla D’Oro del 4 novembre 1504 il Pontefice  legalizzò le confische dei beni, i bandi e le condanne a morte dei Vaini e dei loro seguaci.

Giovanni Sassatelli mori nel 1539.

MFCT

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