Giovanni Battista Codronchi

G.B. Codronchi

 

Nacque a Imola il 25 agosto 1547 da Alessandro e Camilla Maltachetti nobildonna bolognese.

La famiglia di origini toscane, si era trasferita a Imola nel XV secolo proveniente da Castrum Runci una località situata sulle colline tra Castel Del Rio e Fontanelice, non lontano dall’attuale Sassoleone.

Insieme ai fratelli ricevette un’ottima formazione umanistica, di seguito, si iscrisse alla facoltà di medicina presso l’Università di Bologna. Furono suoi maestri Ulisse Aldrovandi, Giulio Cesare Aranzio, Gaspare Tagliacozzi.

Laureato nel 1572 tornò a Imola dove iniziò a esercitare la professione. Medico presso l’Ospedale della Scaletta si dedicò con particolare abnegazione alla cura degli indigenti.

Fece parte fino al 1587 nel Consiglio Cittadino,   nel 1591, per il grande prestigio acquisito, fu eletto gonfaloniere,  carica che ricoprì solo per un anno non volendo rinunciare agli studi e all’esercizio della professione di medico.

Sposato con Irene Teodosi, figlia e nipote di famosi medici dell’epoca, ebbe da lei quattordici figli undici dei quali morirono prematuramente.

Rimasto vedovo nel 1618, divenne sacerdote gesuita come il fratello Tiberio.

Autore di numerosi trattati di chirurgia, farmacologia, epidemiologia, parassitologia, la sua opera più famosa, che ancora oggi suscita l’interesse degli studiosi, è il “Methodus testificandi”. Si tratta del primo vero trattato di medicina legale, pubblicato a Francoforte nel 1597.

Tra gli innumerevoli suoi scritti si ricordano:

“De aquis Rioli ac Vallissenii libellus” pubblicato nel 1579 sugli effetti e le proprietà curative delle acque minerali di Riolo Terme e Casola Valsenio;

“De christiana ac tuta medendi ratione” pubblicato nel 1595, forse uno dei primi testi di etica medica;

“De morbis veneficis ac veneficiis” pubblicato nel 1595 ove cercò di chiarire il rapporto tra la malattia e gli influssi diabolici che, a suo parere, causavano patologie per cui la medicina non trovava rimedi;

“De vitiis vocis” e “Consilium de raucedine ac contra gravidinem narium” ove descrisse l’anatomia della laringe e formulò consigli per guarire dalle affezioni della gola e della voce;

“De rabiae, hydrophobia communiter dicta” pubblicato nel 1610 in cui si occupò con sorprendente precisione dell’eziologia dell’encefalite rabbica.

Morì a Imola il 21 febbraio 1628 lasciando ai poveri gran parte dei suoi beni, fu sepolto nella cripta della cattedrale in una tomba sotto il pavimento davanti all’altare dei Santi Proietto e Maurilio.

Una medaglia con la sua effigie si trova affrescata sul soffitto della farmacia dell’Ospedale di Imola.

 

MFCT

 

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