Caterina Sforza

Caterina Sforza

 

 

          Caterina Sforza

 

 

Figlia naturale del bisbetico e squilibrato Galeazzo Maria Sforza signore di Milano, nacque nel 1462, forse nel 1463 a Milano o a Pavia, da Lucrezia moglie di Gian Pietro Landriani siniscalco di Corte. Adottata da Bona di Savoia, moglie di suo padre, che l’amò come una figlia, fu allevata alla corte degli Sforza ricevendo un’educazione accuratissima e raffinata. Per ragioni politiche nel 1477 sposò Girolamo Riario, incolto e violento capitano generale della Chiesa nonché nipote del Papa Sisto IV che li nominò Signori di Imola e Forlì. Sotto la loro signoria a Imola fiorì una breve stagione rinascimentale caratterizzata da importanti trasformazioni urbanistiche e dalla costruzione di alcuni palazzi.

Dopo la morte di Sisto IV, avvenuta nel 1484, la situazione dei Riario si fece difficile; sebbene il nuovo Papa Innocenzo VIII li riconfermasse nei loro possedimenti, in realtà ne voleva la rovina. Girolamo Riario, all’atto dell’insediamento nei suoi domini, per rendersi amiche le popolazioni, aveva tolto i dazi, ma, non potendo più attingere alle casse della Chiesa , dopo la morte dello zio, era stato costretto a ristabilire le tasse abolite, ciò lo rese inviso alla popolazione e, a seguito di una congiura a cui non erano estranei i Medici, nell’aprile 1488 venne ucciso a Forlì. Caterina riuscì a salvarsi e, dopo poco tempo, con l’aiuto delle truppe milanesi, riprese il potere su Imola e Forlì non senza aver punito i rivoltosi con durissime rappresaglie.

Reggente in nome del figlio Ottaviano, organizzò i solenni funerali del marito la cui salma  venne trasportata a Imola e tumulata nel Duomo. Dopo la conferma papale del vicariato di Imola e Forlì a Ottaviano, seguirono anni di relativa calma durante i quali Caterina si dedicò al governo del suo Stato. Molto presente nella città di Imola, fece erigere una cappella nella località di Piratello per celebrare l’apparizione della Beata Vergine a un pellegrino. Ben vista dalla popolazione, mantenne proficui rapporti con la chiesa  e la nobiltà imolese anche grazie ai favori e agli aiuti economici che riusciva a elargire quale nipote del Cardinale Ascanio Sforza. In quegli anni sposò segretamente Giacomo Feo, fratello del marito di sua sorella Bianca Landriani. Famosa, oltre che per le capacità di amministrare i suoi domini, per il coraggio e la bellezza, tra le cure di governo e della famiglia riuscì a trovare il tempo per dedicarsi alla preparazione di creme di bellezza.

Nel 1492 l’elezione del papa Alessandro VI sembrò favorirla, le furono restituiti il palazzo Riario di Roma e altri benefici concessi ai tempi di Sisto IV. 

Nel 1494 una congiura ordita dal cardinale Raffaele Riario, a cui non fu estraneo il figlio Ottaviano, portò all’assassinio  di Giacomo Feo. La vendetta di Caterina fu feroce: fece mettere a ferro e fuoco le dimore dei congiurati che furono sterminati senza pietà. Impegnata a salvaguardare  l’indipendenza dei suoi possedimenti giocò con grande abilità le sue carte destreggiandosi tra Lodovico il Moro, Firenze, che si era ribellata ai Medici su istigazione del Savonarola e il Papa.

Nel 1497 sposò Giovanni De’ Medici dal quale ebbe un figlio che passò alla storia col nome di Giovanni dalle Bande Nere, il matrimonio fu molto breve, infatti, nel volgere di un anno rimase nuovamente vedova.

Ma cieli tempestosi si stavano profilando all’orizzonte della famiglia Riario-Sforza,  Papa Alessandro VI, con l’obiettivo di costituire in Romagna un unico stato governato dal figlio Cesare, li privò del vicariato di Imola e Forlì. Dopo la caduta di Milano per mano delle truppe di Luigi XII alleato del Papa, la situazione per Caterina Sforza si fece difficilissima, cercò  di fortificare le sue città per difenderle dagli attacchi nemici, invano, di fronte alle soverchianti truppe del Borgia, prima cadde Imola, poco dopo si arrese Forlì. Caterina, in fuga, trovò rifugio nella rocca di Ravaldino che fu espugnata nel gennaio 1500. Condotta in ceppi a Roma, venne rinchiusa in Castel Sant’Angelo per oltre un anno. Liberata per intercessione del Re di Francia, fu obbligata a rinunciare per sé e per i suoi alla Signoria di Imola e Forlì.

Morì a Firenze il 28 maggio 1509 e fu sepolta nella chiesa delle Monache Murate.

MFCT  

 

 

 

 

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