Taddeo Della Volpe

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Discendente da una antica famiglia imolese, nacque nel 1464 nella quattrocentesca dimora che ancora oggi si può ammirare nel centro di Imola lungo la Via don Bughetti..

Uomo d’armi coraggioso e abile fu uno dei capitani di ventura più famoso dei suoi tempi.

Prima al soldo dei Signori di Firenze nella guerra contro i pisani, nel 1501 combatté nelle fila di Cesare Borgia  per la conquista di Faenza. In tale occasione la perdita di un occhio ferì talmente la sua vanità da rendergli odioso farsi ritrarre.

A riconoscimento dei suoi meriti di condottiero, Cesare Borgia gli donò un feudo nel territorio di Urbino e  il titolo di cavaliere trasmissibile ai discendenti.

Il papa Giulio II della Rovere lo nominò generale comandante delle truppe “pedestri ed equestri” della guarnigione pontificia di Bologna e lo insignì di numerose onorificenze tra le quali la più importante fu quella di cavaliere dello sperone d’oro.

Nel 1511, quando Bologna cadde nelle mani dei francesi, riuscì a impedire che il suo esercito, se pure in ritirata, fosse massacrato dalle preponderanti forze nemiche.

Dopo la sanguinosa battaglia di Ravenna dell’11 aprile 1512 tra i francesi e le truppe della Lega Santa, rimase a servizio della Repubblica di Venezia. Sotto il comando di Andrea Gritti prese parte alla battaglia per la riconquista di Padova occupata dall’Imperatore d’Austria Massimiliano e durante gli scontri rimase ferito a una coscia.

Sempre al servizio di Venezia si recò in Friuli per organizzare la difesa contro gli attacchi Turchi.

Insieme a Federico Contarini e altri condottieri partecipò alla riconquista di Brescia che però non conservò a lungo la libertà e dopo pochi mesi ritornò in mano francese, in quella occasione  fu fatto prigioniero.

Riscattato dietro pagamento di 250 scudi, nel 1514 fu nominato Governatore di “cavalli leggeri” e inviato a Treviso poi in Friuli, a Gradisca fu fatto prigioniero dagli Imperiali che lo liberarono solo nel 1517 a seguito dello scambio col capitano R.Bavaro.

Della sua vita privata si sa pochissimo: ebbe due figli da una nobildonna di cui non si conosce il nome.

Morì il 12 gennaio 1534 a Venezia. Il Doge Gritti per onorarlo volle per lui funerali di stato, fu sepolto nella chiesa di Santa Marina, sulla sua tomba venne posta una statua equestre in legno dorato andata perduta durante l’invasione francese del 1797.

 

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