Punto verde

Mario Cacciari progettare giardini

Mi presento per la prima volta sul palcoscenico di questo sito. Chi sono? Sono Mario Cacciari, imolese P.S. (Puro Sangue) e faccio come professione il progettista di giardini, del verde, o come oggi si dice – e pare che suoni più chic- il paesaggista. Da una decina di anni ho un mio sito su Internet [www.nelgiardino.it] tramite il quale faccio piccole consulenze gratuite a chi me le chiede; a chi si iscrive per riceverlo distribuisco gratuitamente un notiziario periodico (NewsLetter) via e-mail.( m.cacciari@fastmail.it)

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 Cominciamo  con una piacevole scoperta che ho fatto recentemente, gironavigando per la rete. Si tratta di un piccolo albero tropicale, Moringa oleifera,  originario dell’India e conosciuto nientemeno che come Albero del Miracolo. No, non che abbia niente di extraterreno, solamente possiede alcune splendide proprietà che hanno fatto sì che mezza Africa stia acclimatandola nei propri territori e la consideri come la vera, se non unica, speranza di salvezza contro la fame e la denutrizione di quelle popolazioni.

Non soffre per le forti siccità e tollera bene il caldo estremo, si adatta a qualsiasi suolo, ha facile germinazione e cresce con grande rapidità. Le foglie di Moringa (TUTTE le parti della pianta sono gustose e commestibili) hanno il contenuto di proteine delle uova e il doppio del latte; 4 volte la Vit. A delle carote, 4 volte la quantità di calcio del latte, 7 volte la Vit. C delle arance, 3 volte più potassio delle banane, ed inoltre ferro, fosforo ed altri elementi vitali per l’uomo.

Per di più fornisce un olio simile in tutto a quello delle olive, la radice serve come febbrifugo, la farina dei semi (gustosi come le arachidi) se immersa in acque inquinate, agisce catturando le particelle in sospensione nell’acqua e provocandone la precipitazione sul fondo; per questo si impiegano ampiamente nella depurazione e purificazione di acque fluviali ed acque torbide.

Vogliamo di più? nei climi caldi la si usa anche come pianta decorativa da giardino: guardare la foto per credere …

Per ulteriori informazioni visitare questa pagina proveniente dall’Orto Bot. dell’Univ. di Genova:

www.ambog.org/index.php?option=com_content&view=article&id=138%3Ale-piante-di-sergio-moringa-oleifera&catid=38%3Anews-e-appuntamenti&Itemid=53

   Pensare all’inverno

Qualche giorno prima che inizi il riscaldamento, portiamo in casa le piante da interno, in modo che possano ambientarsi per tempo. Scegliamo la posizione che dovranno mantenere per tutto l’inverno, lontana dai termosifoni e dagli spifferi, e con la luce giusta per le loro esigenze

CHIEDONO IL MASSIMO DI LUCE: Papiro e Falso Papiro, Cisso, Dracena, Ficus, Caladio, Felci, Coleus, Yucca, Schefflera, Ceropegia, Beaucarnea ecc (ma per tutte evitando la luce diretta sulle foglie)

SI ACCONTENTANO DI ZONE PIÙ INTERNE: Asparago, Fatsedera, Spatifillo, Kentia, Monstèra (Filodendro), Maranta, Calatea, Capelvenere ecc

Molte di queste piante, però, soffrono più delle altre, l’aria riscaldata dei nostri interni; sarà quindi bene mantenerle in ambienti luminosi ma freschi e non riscaldati, in cui le temperature oscillino tra i 5° ed i 12°C.

SONO: Dracena, Asparago, Yucca, Kentia, Monstèra (Filodendro), Limoni, Kumkwat, Gardenie, Pelargoni (Geranii), Capelvenere e le Felci in genere. Alcune Felci, come lo Scolopendrio (Lingua cervina) sopportano benissimo il freddo e possono stare fuori al gelo e sotto la neve per tutto l’inverno.

Il Ficus beniamina perderà molte foglie quando lo metterete dentro. Non dateci troppo peso e fate finta di niente: è una bella pianta, ma viziata ed isterica, che non sopporta i cambiamenti. Piuttosto state attenti che non dia ospitalità alle cocciniglie, che con laloro melata zuccherina potrebbero imbrattarvi pavimenti e  poltrone. Quando in primavera la rimetterete all’aperto, entro pochissimi giorni la vederete più bella di prima.

NEL PROSSIMO NUMERO, oltre a fornirvi alcuni consigli per il giardino, vi fornirò istruzioni per non fare soffrire le piante che avrete messo in ambienti troppo riscaldati.

Le rose rampicanti: una micro-historia ed altri pettegolezzi

Le rose rampicanti arrivano nei nostri giardini europei solamente alla metà dell’ ’800, precedute dai racconti di esploratori botanici e di missionari, che riportano descrizioni di rose meravigliose, dagli incredibili colori.       Ed i sospettosissimi cinesi –ricordiamo quali peripezie si dovettero affrontare per importare il baco da seta- appena si accorgono dell’interesse, che fanno? mettono un blocco alle ricerche europee, limitandole a pochi luoghi prestabiliti dove i cacciatori di piante possano trovare ben poco di particolare da portare con sé. E’ solo alla fine del ‘700 che a Pechino Lord Macartney scopre la Rosa bracteata, progenitrice, ma pressoché gemella, della oggi famosissima ed amatissima Mermaid.

Per seconda, e solo 11 anni dopo, giunge a noi un’altra di quelle che oggi costituiscono un vero must: la spettacolare, doppia, profumata di violetta, R. banksiae “Alba Plena”. Richiede climi temperati, ma se si ha un cortile soleggiato e protetto dal gelo merita tentarla. L’ultima scoperta in Asia, nei territori di Burma-Myanmar tra India e Thailandia, e coltivata in Inghilterra per la prima volta nel 1899, è la R. gigantea, davvero “gigantesca”. Per chi l’ha vista su una facciata di quattropiani nella Villa Emo Capodilista a Battaglia Terme, è una vera esperienza, coi grandi fiori bianchi ed i circa 13 metri di altezza.

Ma vediamo un poco chi sono queste rose Rampicanti. Conviene dire subito che la parola “rampicante” è sbagliata. La Rosa non ha né viticci, né radici aeree, né ventose, né altri organi con cui spontaneamente arrampicarsi, se non le spine con cui tenta, ma con scarso successo, di aggrapparsi lungo la salita a graticci, alberi, inferriate. Meglio dunque che le si chiami Sarmentose, in grado cioè di produrre lunghi rami –o sarmenti- che il giardiniere fisserà opportunamente con legacci di plastica verde al sostegno predisposto. A loro volta le sarmentose si dividono però in Climbing (o Climber: scalatrici) parola che nei cataloghi dei vivai viene abbreviata in “Clg”, ed in Rambler (letteralmente vagabonde).

Le Climbing sono caratterizzate da fusti rigidi e non molto ricchi di fronde, non eccessivamente aggraziati, ma con fioriture continue e vistosissime. Sono più adatte per pareti e per rivestire colonne e pilastri. Tra le principali esponenti del gruppo: New Dawn rosa pallido, Clair Matin rosa acceso, Lawrence Johnston giallo, Gloire de Dijon albicocca e giallo, M.me Alfred Carrière bianco sfumato, Cécile Brunner rosa caldo, dalla forma perfetta.

Le Rambler, invece, hanno maggiore flessibilità dei fusti ed eleganza della pianta, rigoglioso sviluppo delle fronde, fiori fittissimi e bellissimi, anche se in una sola abbondante e lunga fioritura tra maggio e luglio. Il loro uso principale è su siepi ed alberi, pergolati, capanni. Citiamo tra le migliori: Félicité et Perpétue bianco doppio a pompon, Albertine rosa ramato, Alberic Barbier bianco con centro giallo, Goldfinch giallo oro, alta meno di 3 metri, Paul’s Himalayan Musk rosa lilla.

 Alla prossima volta…

L’inverno e il giardino

di M.L. Sotti

 

 

 

 

 

Chi ha detto che d’inverno in giardino non c’è nulla da fare? Certamente non un amico del giardinaggio.

Infatti nel caso di un inverno come questo, chi si occupa di piante è difficile che lasci il suo giardino (senza neve) con il disordine di rami e foglie portate dal vento. È sempre difficile, anche, resistere all’idea di fare talee di arbusti che, proprio ora, sistemate alla base di un muro attecchiranno in buona percentuale, dai Viburni alle Ortensie ed a tutto ciò di cui ci piacerebbe avere qualche esemplare in più.

Si possono tranquillamente seminare all’aperto arbusti in terrine, spaziando i semi ed affondandoli leggermente. Oppure anche erbacee perenni scegliendo i semi più grossetti (perché non corrano il pericolo di marcire per la troppa umidità).

Proprio ora, con il giardino impietosamente spoglio, si possono fare progetti di nuovi impianti, stabilendo i punti da coltivare e cercando di ricordare i vuoti di fioritura che la scorsa stagione ci hanno addolorato. Non fidiamoci della memoria, ma buttiamo giù degli appunti ben chiari. E se fa troppo freddo per rimanere in giardino oltre le ore di luce, nulla di più rilassante e carico di promesse che consultare i cataloghi di semi e piante che si accumulano ormai da qualche mese.

 Normalmente si sceglie esageratamente, ma poi le liste rimangono tali e non vengono spedite. Meglio fare una scelta moderata, ma molto vicina ai possibili reali impieghi e ordinare subito per non correre il rischio di trovare esaurite le novità più interessanti.

da Repubblica  Week end

forniamo alcuni indirizzi di vivaisti “sicuri”

Rose SGARABOTTOLO: http://vivaiolacampanella.com

Ortensie PAOLI-BORGIOLI: www.pbortensie.com

Erbacee perenni PRIOLA: www.priola.it

°-Produzione generale VITTORI: vittori.vivai@libero.it

°-Sementi orto e giardino ANSALONI: www.florsilva.com

°-Frutti antichi e rose PAGANI: www.flora2000.it

Graminacee esotiche BILANCIONI: www.claragarden.it

°-Hemerocallis PERONI: www.ungiardinotraicampi.com

(archivio Mario Cacciari)

CONCIMI O COMPOSTIERA?

Cari Amici dell’AUSER, ho avuto più volte occasione di affermare che non esiste concime chimico o industriale
che possa competere con un buon humus prodotto dalla nostra compostiera.

La pratica del compostaggio è un grande aiuto per la tutela dell’ambiente, permettendo di realizzare “in casa” quello smaltimento dei rifiuti di cucina per il quale non tutti i Comuni sono attualmente attrezzati. Questo, combinato con la produzione di un fertilizzante naturale assolutamente efficace per la salute delle nostre piante, ci consiglia senz’altro lo sfruttamento delle capacità di una compostiera domestica.

In realtà la compostiera è piuttosto ingombrante – quelle che vengono fornite gratuitamente in genere misurano poco meno di un metro di diametro. Inoltre la pratica del compost, pur senza presentare difficoltà particolari, richiede un’attenzione e determinati accorgimenti cui non tutti possono avere voglia di dedicarsi.

Circa 50 anni fa, negli USA, un contadino che amava il suo lavoro si accorse che, più il terreno era “infestato” dai lombrichi, più gli ortaggi crescevano rigogliosi. Nacque così la lombricoltura
Questa utilizza l’appetito dei lombrichi per trasformare rifiuti organici in humus, adatto sia ad un utilizzo come ammendante dei terricci per vaso, sia come fertilizzante del terreno. I lombrichi ogni giorno producono tanto humus quanto è il loro peso, e si raddoppiano in numero nel giro di tre mesi. Si potrà quindi anche cederli ad amici giardinieri o usarli come mangime per polli, o venderli come esca ai pescatori.

Tutti gli scarti di cucina possono essere dati ai lombrichi, con poche eccezioni, dannose per le bestiole:
NO ai prodotti di origine animale (carni cotte e crude, formaggi ecc), frutti e scarti degli agrumi, cipolle e aglio, ananas, e poco altro.
Fino a qualche tempo fa era complicato procurarsi il terriccio di lombrico, che bisognava ordinare e farsi spedire per corriere. Ma lunedì della scorsa settimana ho appreso, da un’intervista su Radio3RAI, che esiste una piccola compostiera (si chiama La Fattoria dei Lombrichi) che misura 45×45 cm, si può tenere in cantina o in terrazzo, è efficiente e non puzza ed è tarabile per una famiglia di 3, 4, o più persone.

Putroppo lo spazio a mia disposizione è poco e devo tagliare corto, coi discorsi. Mi limito quindi a rimandarvi a un po’ di indirizzi: il primo è l’intervista che ho sentito io, gli altri due sono informazioni adatte a chi volesse intraprendere quest’avventura e procurarsi la “Fattoria”, che, e non guasta, ha un costo abbordabilissimo:

1)   http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5e898ab9-3611-400a-9101-f5c93a8ccc3b-popup.html

2)  http://www.toscanainsostenibile.it/2011/07/la-fattoria-dei-lombrichi/

3)  http://la-fattoria-dei-lombrichi.it/

4)  www.fioridicampo.com/

Buona ripresa dell’attività a tutti gli amici giardinieri! Alla prossima                    MARIO

 

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